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La lotta al cancro non ha età

Oggi l’aspettativa di vita alla nascita è di 84,6 anni per le donne e 79,6 per gli uomini. In base ai dati ISTAT, in 37 anni (dal 1975 al 2012) la speranza di vita si è allungata di oltre 20 anni in entrambi i sessi (25,2 anni fra le donne e 21,5 per gli uomini). Questo parametro è ancora più elevato per le donne, anche se il differenziale fra i due sessi si sta riducendo: era, infatti, di 6,4 anni nel 1975 ed attualmente è di 5 anni.

È tra gli anziani (70+ anni) che viene diagnosticato il maggior numero di neoplasie (pari a oltre il 50% del totale dei 365.500 nuovi casi diagnosticati nel 2014). La distribuzione dei principali tumori in questa fascia d’età condiziona anche la distribuzione di frequenza della malattia nel totale delle età. Tra gli uomini la prostata è al primo posto (20%), seguita dal polmone (17%), dai tumori del colon-retto (14%), della vescica (12%) e dello stomaco (6%); tra le donne è sempre la mammella il tumore più frequentemente diagnosticato (21%), seguito dal colon-retto (17%), dal polmone (7%), dallo stomaco (6%) e dal pancreas (6%).

Il 9% degli italiani che convivono con la precedente diagnosi di tumore (quasi 200.000 persone) ha un’età compresa tra 0 e 44 anni, il 19% (oltre 400.000 individui) tra 45 e 59 anni, il 39% (quasi 900.000) tra 60 e 74 anni e il 34% (oltre 750.000) un’età superiore a 75 anni. In quest’ultima fascia di età, la proporzione di persone con diagnosi di tumore è particolarmente elevata (il 19% degli uomini e il 13% delle donne oltre i 75 anni ha avuto un tumore).

Oggi la vecchiaia inizia a 70 anni. La soglia dei 65 non è più considerata un indicatore sufficiente: oggi un 70enne sano ha un’aspettativa di vita di 18 anni (se uomo) e di 21 (se donna). Ma, quando sono colpiti da tumore, gli anziani arrivano alla diagnosi troppo tardi, con la conseguenza che sopravvivono molto meno, talvolta solo pochi mesi, rispetto agli adulti di mezza età (55-69). Non solo. Gli over 70 vengono curati peggio rispetto agli altri, perché troppo spesso considerati pazienti di serie B. Solo 2 pazienti ultrasettantenni su 10 ricevono i trattamenti oncologici migliori mentre nella popolazione sotto i 50 anni sono otto su dieci. L’accesso alle cure diventa più difficile con l’avanzare degli anni. Sette over 70 su dieci scoprono la malattia in fase avanzata, quando non possono più beneficiare delle terapie. è necessario abolire le discriminazioni che questi malati devono affrontare entro 5 anni. Inoltre è essenziale coinvolgere gli anziani nei programmi di screening e nelle sperimentazioni cliniche dei trattamenti innovativi. Servono nuove leggi che prevedano studi registrativi per l’approvazione dei farmaci destinati agli over 70. La diversità di trattamento tra adulti di mezza età e anziani era già presente e consistente ad inizio anni ’90 quando il problema è stato affrontato per la prima volta da parte di oncologi e geriatri. Nonostante ciò, la differenza in sopravvivenza e lo svantaggio prognostico, invece di ridursi, sono aumentati nelle ultime due decadi e sono tuttora in crescita, soprattutto in Italia.

Se nel biennio 1990-’92 una donna anziana con cancro al seno aveva il 40% di rischio di morire in più rispetto ad una adulta di mezza età, nel 2005-2007 questo svantaggio è salito e l’anziana ha più del doppio di probabilità di morte.

Nel periodo di crisi economica che stiamo attraversando diventa prioritario individuare strumenti concreti che sappiano coniugare l’appropriatezza delle cure e la riduzione dei costi. Il ritardo diagnostico, spesso molto avanzato, non permette di somministrare terapie con intento curativo, al punto che un’alta percentuale di questi pazienti è destinata a morire entro pochi mesi dalla scoperta della malattia. Inoltre, a causa della ripetuta esclusione degli anziani dagli studi clinici, i miglioramenti ottenuti in oncologia negli ultimi venti anni hanno riguardato solo marginalmente questa popolazione. I principali fruitori delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale sono proprio gli anziani: in Italia il 33% dei ricoveri ospedalieri ed il 44% dei giorni di degenza sono rivolti agli over 70. Ogni anno circa il 25% della degenza è rappresentato da ricoveri impropri e/o da cure che possono essere erogate in regime di Day Hospital o sul territorio, con un esborso incongruo di 11 miliardi di euro.

È necessario realizzare un nuovo  modello di cura che tenga conto della disponibilità reale di risorse. Sono spesso a ‘pazienti complessi’ perché, oltre alla patologia oncologica, presentano comorbidità e disabilità. La complessità del quadro clinico impone un maggiore coordinamento tra ospedale e territorio, che inevitabilmente si traduce in una diversa e più pesante richiesta assistenziale per il Servizio Sanitario Nazionale. La mancanza di un coordinamento centrale si traduce, spesso, in richieste assistenziali incongrue e prestazioni inappropriate con ulteriore aggravio dei costi.

Un ultimo aspetto riguarda le sperimentazioni che sono condotte normalmente nei maschi, giovani-adulti, con una sola patologia. La realtà clinica è invece molto spesso costituita da donne, anziane, con numerose patologie. In particolare per i farmaci biologici, che sono oggi utilizzati specialmente nel trattamento di tumori molto frequenti come quelli della mammella, del polmone e del colon-retto, non vi è esperienza clinica adeguata condotta negli anziani, che, invece, in alcuni casi, potrebbero ottenere risultati addirittura migliori rispetto ai più giovani.

Da ultimo, assume particolare rilevanza lo sviluppo di campagne di prevenzione primaria (e secondaria) fra gli anziani. E’ infatti provato come anche nelle terza età mutare i propri stili di vita sbagliati comporti benefici per l’intero organismo. Come smettere di fumare: non è per nulla vero che “tanto fumo da 40 anni, se anche smetto non ho miglioramenti”. E’ provato che interrompere questo vizio  possa ridurre il rischio di essere colpiti da tumore del polmone. Così per l’alimentazione: ridurre il sovrappeso e l’obesità può permettere di ridurre fortemente il carico di patologia. Soprattutto attraverso interventi di educazione alimentare che spingano l’accento sul “cibo spazzatura” che purtroppo sta prendendo pesantemente piede anche nel nostro paese a causa delle ristrettezze economiche che colpiscono molto spesso gli anziani. Analoga situazione per l’alcolismo, piaga che si sta espandendo in questa fascia d’età, spesso motivata dalla solitudine e da ridotti rapporti con l’esterno. Da ultimo, non va dimenticata l’importanza di una quotidiana attività fisica che permette da un lato di rendere più forte l’organismo, dall’altra svolge una rilevante funzione sociale nel favorire il rapporto con gli altri, l’uscire di casa per sviluppare una vita sociale e di relazione. Insomma, la promozione di stili di vita corretti nella terzà età (anche se si sono poco seguiti negli anni precedenti)  può comportare una sensibile riduzione del numero di casi di tumori  e migliorare nel complesso la qualità di vita di queste persone. Senza dimenticare, l’importanza di sviluppare una forte campagna di sensibilizzazione per ribadire che il cancro non è più un male incurabile. Troppo spesso, infatti, si assiste ad anziani che dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore e dopo essersi sottoposti alle terapie non riescono più a svolgere una vita normale. Tutto ciò senza alcun razionale scientifico, dal momento che – come testimoniano i dati ufficiali – oggi il 50% delle persone colpite da un tumore sono vive a 5 anni dalla diagnosi.

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