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Linfomi, terapia chemio-free migliora la qualità di vita

Il trattamento dei linfomi è sempre più chemio-free, con importanti vantaggi per i pazienti in termini di qualità di vita. Lo dimostra lo studio RELEVANCE di fase III presentato oggi al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Lo studio ha coinvolto 1.030 pazienti con linfoma follicolare avanzato non trattati in precedenza (prima linea). Lo studio ha valutato un regime chemio-free (lenalidomide più rituximab), rispetto al trattamento standard classico costituito dalla  chemio-immunoterapia. “Per la prima volta è stato dimostrato in uno studio randomizzato di fase III che un regime chemio-free garantisce gli stessi risultati di un regime contenente chemioterapia e immunoterapia – afferma Pier Luigi Zinzani, Professore di Ematologia all’Università di Bologna -. Il trattamento senza chemioterapia ha cioè presentato risultati simili a quello standard in termini di efficacia per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione e la risposta completa a 120 settimane. Non solo: si è registrata una drastica riduzione della tossicità e dei disturbi legati alla chemioterapia come nausea, vomito, alopecia e neutropenia che può provocare infezioni. Questo è un vantaggio impressionate se si pensa alla condizione dei pazienti che devono sottoporsi a chemioterapia”.

Lo studio è stato presentato a Chicago da Nathan Fowler, professore associato del Dipartimento  linfomi/mielomi presso l’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, che già in passato in  studi di fase II aveva esplorato l’uso di un’immunoterapia combinata di lenalidomide e rituximab (quindi senza chemioterapia) dimostrando un’attività promettente. “Il concetto chemio-free – sottolinea Zinzani – sta prendendo sempre più spazio nel mondo ematologico, con la consapevolezza che un regime di questo tipo non deve essere necessariamente superiore ma deve almeno avere la stessa efficacia perché resta il grande vantaggio della riduzione della tossicità e del miglioramento della qualità di vita del paziente”. In Italia ogni anno sono stimate circa 10mila nuove diagnosi di linfoma non Hodgkin. Il linfoma follicolare rappresenta circa il 30% del totale dei casi, con circa 3.000 nuovi pazienti ogni anno. “All’esordio non tutti i pazienti hanno bisogno subito di una terapia – spiega Zinzani -. Circa il 30% è seguito strettamente con la procedura ‘wait and see’ e inizia il trattamento in un secondo momento. Questo significa che alcune migliaia di pazienti nel nostro Paese potrebbero beneficiare del regime chemio-free”. Un altro concetto molto importante che rientra nell’immunoterapia è quello legato alle cellule CAR-T, basato sulla ingegnerizzazione dei linfociti del paziente perché siano efficaci contro la malattia. “Oggi – conclude Zinzani – è presentato uno studio di fase I sui linfomi diffusi a grandi cellule B ricaduti e refrattari. I dati preliminari indicano che con l’utilizzo di una nuova terapia CAR-T viene raggiunto il 50% di risposta completa in pazienti pesatamente pretrattati. Sono i capisaldi del nuovo orizzonte chemio-free nella terapia dei linfomi”.