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2016-10-08
Immuno-oncologia: “in 18 mesi 5 studi interrotti in anticipo"
Copenaghen, 8 ottobre 2016 – L’immuno-oncologia, nuova arma contro il cancro, ha dimostrato di allungare in modo significativo la sopravvivenza a lungo termine e di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Basti pensare che, in soli 18 mesi, ben 5 studi, in cui è stata sperimentata una nuova molecola immuno-oncologica, nivolumab, sono stati interrotti in anticipo perché hanno raggiunto l’obiettivo ambizioso di un aumento della sopravvivenza rispetto allo standard di cura. Il melanoma ha aperto la strada (sopravvivenza a un anno del 73%  rispetto al 42%), a seguire il tumore del polmone non a piccole cellule nelle due istologie, squamoso  (42% vs 24%) e non squamoso (51% vs 39%), il carcinoma a cellule renali (25 mesi vs 19.6 mesi) e i tumori del distretto testa collo (36% vs 16%). Oggi si stanno aprendo prospettive importanti grazie alla combinazione delle terapie immuno-oncologiche. Il 41° Congresso della Società europea di Oncologia Medica (European Society for Medical Oncology, ESMO) in corso a Copenaghen dedica grande spazio a questa arma rivoluzionaria che stimola il sistema immunitario contro il tumore. “L’immuno-oncologia ha reso il melanoma una malattia cronica, con cui il paziente può convivere tutta la vita - sottolinea il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli -. In Italia nel 2016 sono stimati 13.800 nuovi casi di questo tumore della pelle in costante crescita. La prima molecola immuno-oncologica, ipilimumab, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nella neoplasia in fase metastatica: il 20% dei pazienti è vivo a 10 anni. Al Congresso ESMO sono stati presentati oggi per la prima volta i risultati su ipilimumab in pazienti con melanoma in stadio III ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa. Ipilimumab ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale a 5 anni, pari al 65,4% rispetto al 54,4% nel gruppo con placebo. Non solo. Queste terapie sono ben tollerate rispetto ai trattamenti standard e ciò si riflette in una migliore qualità di vita dei pazienti”. L’efficacia dell’immuno-oncologia è legata all’attivazione del sistema immunitario, può quindi richiedere più tempo rispetto alla chemioterapia o alle terapie target ma, una volta che il sistema immunitario si è attivato, l’effetto finale è la sopravvivenza a lungo termine (la cosiddetta memoria immunologica). “Ipilimumab e nivolumab sono entrambi farmaci immuno-oncologici che agiscono su due target differenti del sistema immunitario – afferma il prof. Sergio Bracarda, Direttore della UOC di Oncologia Medica di Arezzo, Azienda USL Toscana SUDEST -. Ipilimumab è un inibitore del checkpoint immunitario CTLA-4 ed esercita la propria azione prevalentemente nelle fasi precoci di attivazione dei linfociti T a livello linfonodale. Nivolumab è un inibitore del checkpoint di regolazione PD-1 e agisce principalmente riattivando la risposta immunitaria a livello tumorale. Si stanno aprendo importanti prospettive grazie alla combinazione di queste due molecole, partendo dal ruolo complementare di CTLA-4 e PD-1. Se PD-1 agisce principalmente a livello periferico (nel microambiente tumorale), CTLA-4 è coinvolto nella fasi precoci di attivazione dei linfociti T (a livello linfonodale). Al Congresso ESMO saranno presentati i risultati promettenti sulla combinazione di nivolumab e ipilimumab nel tumore del rene che mostrano un miglioramento della sopravvivenza globale. Dati importanti in una neoplasia in crescita con 11.400 nuovi casi  stimati in Italia nel 2016 (erano 10.400 nel 2015). Circa un terzo delle diagnosi avviene in stadio avanzato, con limitate possibilità di trattamento. Fino ad ora, il tasso di sopravvivenza a un quinquennio, nella fase metastatica o avanzata della malattia, non aveva mai superato il 12%”. I dati sulla combinazione nel melanoma sono già consolidati con il 79% dei pazienti vivi a un anno e il 68% a 36 mesi. Anche nel tumore del polmone l’immuno-oncologia ha rappresentato il primo reale passo in avanti negli ultimi venti anni in una neoplasia particolarmente difficile da trattare, con più di 41mila nuove diagnosi stimate in Italia nel 2016. “L’unica arma disponibile infatti era rappresentata dalla chemioterapia, poco efficace e molto tossica – conclude il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma -. Nivolumab ha cambiato lo standard del trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule ed è approvato in Italia per l’istologia squamosa, mentre per l’istologia non squamosa è registrato in Europa e siamo in attesa della rimborsabilità in Italia. Oggi la combinazione di nivolumab e ipilimumab ha il potenziale per migliorare i risultati già ottenuti, ha infatti mostrato un tasso di risposte pari al 47% rispetto al 9% con la chemioterapia”. Al Congresso ESMO l’immuno-oncologia è protagonista con ben 26 presentazioni (in sessioni orali o come poster) su nivolumab che comprendono anche i tumori del distretto testa collo, del colon-retto, della vescica, il glioblastoma e l’epatocarcinoma.