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2016-10-09
CONGRESSO ESMO: PEMBROLIZUMAB UNA NUOVA OPZIONE TERAPEUTICA IN PRIMA LINEA PER I PAZIENTI CON TUMORE POLMONARE AVANZATO

Copenaghen, 9 ottobre 2016 – L’immuno-oncologia cambia la lotta al tumore del polmone. Passi in avanti decisivi nel trattamento della terza neoplasia per incidenza in Italia con più di 41mila nuove diagnosi stimate nel 2016. Pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica, ha mostrato una maggiore efficacia in prima linea, sia in monoterapia che in combinazione con chemioterapia. 

I risultati degli studi KEYNOTE-024 e KEYNOTE-021 sono stati presentati oggi al 41° Congresso della Società europea di Oncologia Medica (European Society for Medical Oncology, ESMO) in corso a Copenaghen, con la partecipazione di 19mila esperti. 
In particolare lo studio KEYNOTE-024 ha coinvolto 305 pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata (con espressione della proteina PD-L1 sulle cellule tumorali superiore o uguale al 50%) e ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione di 10,3 mesi nei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto a 6 mesi con la chemioterapia e una sopravvivenza globale a 6 mesi dell’80,2% rispetto al 72,4%. “Siamo di fronte a dati che non si limitano a una significatività solo statistica, ma implicano un impatto concreto nella pratica clinica quotidiana – afferma Silvia Novello, professore di Oncologia Medica all’Università di Torino -. Il 60-70% delle neoplasie polmonari è diagnosticato in fase avanzata di malattia. L’immuno-oncologia finora ha mostrato risultati positivi in seconda linea e prevalentemente nei pazienti con istologia squamosa. Ora queste armi dimostrano di essere efficaci in prima linea, quindi al momento della diagnosi, e anche nell’istologia non-squamosa, che rappresenta la grande maggioranza dei pazienti. Il vantaggio per i pazienti è significativo perché, se rispondono a determinati requisiti, possono evitare la chemioterapia e aver accesso a farmaci innovativi caratterizzati da una tollerabilità migliore rispetto alla chemioterapia”. Il tasso di risposte si è rivelato essere più alto nei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (44,8% vs 27,8%), la durata mediana della risposta con pembrolizumab è stata più lunga e gli eventi avversi di ogni grado meno frequenti. “I dati - continua la professoressa Novello - sono impressionanti se si analizzano le curve di sopravvivenza riferite ai pazienti selezionati in base alla maggiore espressione di un biomarcatore, ossia la proteina PD-L1, sulle cellule tumorali”. 
Lo studio di fase II KEYNOTE-021, coorte G, che ha reclutato 123 pazienti con tumore polmonare metastatico non-squamoso in prima linea, ha mostrato un raddoppiamento della risposta tumorale e una riduzione del rischio di progressione o di morte del 47% con pembrolizumab in combinazione a chemioterapia (carboplatino in associazione a pemetrexet) rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1. “Lo studio – sottolinea la prof.ssa Novello - ha raggiunto il suo obiettivo primario dimostrando un chiaro vantaggio in termini di risposta obiettiva. Anche sotto il profilo della tollerabilità, la combinazione con la chemioterapia non influisce in modo significativo sull’incidenza degli eventi avversi”. 
Di fronte a questo cambio di paradigma, che vede oggi una concreta opportunità terapeutica nell’utilizzo di pembrolizumab in monoterapia in prima linea, è necessario considerare i biomarcatori quali potenziali strumenti per identificare in anticipo quei pazienti che possono maggiormente beneficiare dell’immunoterapia. “Nel prossimo futuro – conclude la prof.ssa Novello - la collaborazione fra oncologi e anatomo-patologi, chiamati a indentificare questi parametri, diventerà ancora più importante. Il nostro obiettivo è aumentare la percentuale di pazienti in grado di rispondere alle terapie in funzione delle caratteristiche del tumore da cui sono colpiti”. I vantaggi in termini di risparmi per il sistema sono evidenti. “Sarà infatti possibile in questo modo razionalizzare le risorse – conclude la prof.ssa Novello - perché potremo trattare con il farmaco giusto i pazienti selezionati in base alla espressione di PD-L1 sulle cellule tumorali e continuare quindi il percorso nella medicina di precisione”.