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2016-11-17
In arrivo l’ago incandescente che riesce a sciogliere il tumore

Roma, 17 novembre 2016 - Un ago incandescente per battere il tumore in poco tempo. E’ questa la tecnica innovativa, denominata termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente. La metodica rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie è stata utilizzata nella Chirurgia e Medicina dell’ospedale di Chioggia. Gli specialisti - si legge sul sito dell'Ulss 14 di Chioggia - hanno curato con questo trattamento in soli 5 minuti un signore chioggiotto di 75 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. "L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate. La termoablazione mediante microonde - hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione". Si tratta di casi selezionati, discussi col comitato oncologico, dove il tumore non supera i quattro centimetri di grandezza. "L’antenna - spiegano gli esperti dell'Ulss 14 di Chioggia - attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere - sottolinea il team di medici - In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi".