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2017-02-01
Tumore del polmone: Commissione UE approva pembrolizumab come trattamento in prima linea
Roma, 1 febbraio 2017 - La Commissione Europea ha approvato pembrolizumab per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule (NSCLC) in pazienti adulti i cui tumori esprimano alti livelli di PDL-1 (tumor proportion score [TPS] ≥ 50%) e che non abbiano mutazioni EGFR o ALK. L’approvazione si è basata sui dati dello studio di fase 3 che hanno mostrato una sopravvivenza globale (OS) e una progressione libera da malattia (PFS) superiori con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia, attuale standard di cura nel carcinoma polmonare non a piccole cellule. L’approvazione consente la commercializzazione di pembrolizumab (nome commerciale Keytruda, prodotto da MSD) nei 28 Stati membri dell’Unione e in Islanda, Lichtenstein e Norvegia, alla dose approvata di 200 mg ogni tre settimane fino a progressione di malattia o a tossicità inaccettabile. “La decisione presa a livello europeo convalida un dato già presentato ai più importanti congressi internazionali e pubblicato su The New England Journal Of Medicine,” commenta Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. “Si tratta di un dato “rivoluzionario” perché per la prima volta, in oltre 40 anni di trattamento di questa patologia, un gruppo di pazienti, non selezionabile per terapie biologiche a bersaglio, riceve un vantaggio in termini di sopravvivenza, con una riduzione del rischio di morte del 40%, da un trattamento diverso in prima linea dalla chemioterapia, che ha rappresentato fino ad oggi lo standard di cura per il carcinoma polmonare”. Nell’agosto del 2016 pembrolizumab (2mg/kg ogni tre settimane) era stato approvato in Europa per pazienti precedentemente trattati con carcinoma polmonare non a piccole cellule, avanzato o metastatico, i cui tumori esprimono PD-L1 (TPS ≥ 1%) e che abbiano ricevuto almeno una precedente chemioterapia. “Oggi, per i pazienti con un elevata espressione di PD-L1, la terapia con pembrolizumab può portare a ridurre del 50% il rischio di progressione di malattia permettendo di identificare coloro che possono fare a meno della chemioterapia – aggiunge de Marinis – Si possono così evitare le tossicità che quest’ultima comporta, “armando” invece il proprio sistema immunitario per riconoscere ed attaccare il tumore”.