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Tumore del polmone: dati di sopravvivenza a 5 anni per pembrolizumab

Kenilworth (New Jersey), 2 giugno 2019 – MSD ha annunciato la presentazione dei dati di efficacia e sicurezza a cinque anni di pembrolizumab, farmaco anti-PD-L1, in monoterapia, nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) avanzato dal primo studio KEYNOTE (KEYNOTE-001 di fase 1b). In questo studio, pembrolizumab ha dimostrato un tasso di sopravvivenza globale (OS) a cinque anni del 23,2% in pazienti naïve al trattamento (n = 101) e del 15,5% in pazienti precedentemente trattati (n = 449). Importante è notare che il tasso di sopravvivenza globale a cinque anni tra i pazienti i cui tumori esprimevano PD-L1 (TPS, tumor proportion score >/= 50%) era pari al 29,6% nei pazienti naïve al trattamento (n = 27) e al 25,0% in quelli precedentemente trattati (n = 138). Questi risultati, che costituiscono il più lungo follow-up per pembrolizumab nel tumore del polmone, sono stati evidenziati al Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) durante la conferenza stampa ufficiale e oggi è prevista la presentazione dei dati in un poster (Abstract #LBA9015).
“Lo studio KEYNOTE 001 – afferma la dott.ssa Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare, Dipartimento Oncologia Medica, presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano – mostra che, a 5 anni, il beneficio di pembrolizumab in monoterapia si mantiene a lungo termine, con un buon profilo di tossicità: la mediana di sopravvivenza globale ha raggiunto i 35,4 mesi nei pazienti con PD-L1 superiore al 50%, con un tasso di sopravvivenza del 30%. Dato importante perché in passato questi malati avevano una sopravvivenza limitata, inferiore al 5%. Con l’aggiornamento dello studio KEYNOTE 189, viene inoltre confermata l’efficacia della combinazione pembrolizumab e chemioterapia indipendentemente dall’espressione di PD-L1, inclusi i pazienti PD-L1 negativi. Lo studio KEYNOTE 189 contiene anche la prima presentazione della sopravvivenza libera da progressione 2 (PFS2), endpoint utilizzato per valutare l’impatto della sequenza di trattamento sul beneficio. Ne emerge che la sequenza del trattamento nel tumore del polmone deve sempre iniziare con l’immunoterapia in prima linea”. “Nei pazienti che esprimono PD-L1 – aggiunge la dott.ssa Garassino – oggi abbiamo due potenziali opzioni terapeutiche: pembrolizumab in monoterapia, che è già disponibile in Italia, o la combinazione pembrolizumab e chemioterapia, approvata a livello europeo. Tutti gli altri pazienti, indipendentemente dall’espressine di PD-L1, potranno essere sottoposti a questa combinazione in prima linea, quando sarà approvata dall’ente regolatorio italiano”.

Dopo 60,6 mesi (range: 51,8-77,9) di follow-up mediano, i risultati dello studio KEYNOTE-001 dimostrano l’efficacia di pembrolizumab in monoterapia in tutti gli endpoint primari e secondari, inclusi la OS, il tasso di risposta obiettiva (ORR) e la durata della risposta (DOR).

I risultati di OS mediana nei tre gruppi di PD-L1 valutati indicavano un valore di 22,3 mesi (IC 95%: 17,1-32,3) nei pazienti naïve al trattamento (n = 75) e di 35,4 mesi (IC 95%: 20,3-63,5) nei pazienti con TPS >/= 50% (n = 17) e di 19,5 (IC 95%: 10,7-26,3) in quelli con TPS compreso tra 1 e 49% (n = 43). E ancora la OS mediana era di 10,5 mesi (IC 95%: 8,6-13,2) nei pazienti precedentemente trattati (n = 375); 15,4 mesi (IC 95%: 10,6-18,8) nei pazienti con TPS >/= 50% (n = 104); 8,5 mesi (IC 95%: 6,0-12,6) nei pazienti con TPS compreso tra 1 e 49% (n = 146) e 8,6 mesi ([IC 95%: 5,5-10,6]) in quelli con TPS < 1% (n = 83).

L’ORR riportato dallo sperimentatore è risultato pari al 41,6% (IC 95%: 31,9-51,98) nei pazienti naïve al trattamento e 22,9% (IC 95%: 19,1-27,1) in quelli precedentemente trattati. La DOR mediana era rispettivamente 16,8 mesi (range: 2,1+-55,7+) e 38,9 mesi (range: 1,0+-71,8+).

Tra i 60 pazienti che hanno ricevuto due o più anni di trattamento con pembrolizumab, il tasso di OS a cinque anni era del 78,6% nei pazienti naïve al trattamento e del 75,8% in quelli precedentemente trattati. La ORR in questi pazienti era pari rispettivamente all’86% e al 91%. La DOR mediana è risultata pari a 52,0 mesi (range: 10,2-55,7+) nei pazienti naïve al trattamento e non è invece stata raggiunta (range: 12,5-71,8+) in quelli precedentemente trattati.

Il profilo di sicurezza di pembrolizumab era in linea con quanto osservato in precedenti studi tra i pazienti con NSCLC avanzato. Gli eventi avversi correlati al trattamento di ogni grado si sono manifestati nel 71% (n = 388) dei pazienti che hanno ricevuto pembrolizumab; eventi avversi correlati al trattamento di grado 3-5 erano osservati nel 13% (n = 69) dei pazienti. Gli eventi avversi di tipo immune sono stati riportati nel 17% (n = 92) dei pazienti; l’ipotiroidismo è stato il più frequente, seguito da polmonite, ipertiroidismo e tossicità cutanee.

“La sopravvivenza a cinque anni è un traguardo significativo per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato ed è incoraggiante vedere i tassi di sopravvivenza globale a lungo termine che sono usciti dal nostro primo studio KEYNOTE”, ha affermato il Dott. Roy Baynes, senior vice president e chief medical officer, Merck Research Laboratories. “Questi dati a cinque anni chiariscono importati aspetti sulla sicurezza ed efficacia nel lungo termine di pembrolizumab nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato”.