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Tumore ovarico: olaparib in associazione a bevacizumab aumenta significativamente il tempo libero da progressione nel trattamento di prima linea

Barcellona, 30 settembre 2019 – AstraZeneca e MSD annunciano i risultati positivi dello studio di fase III PAOLA-1, che ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi.  Lo studio ha confrontato l’utilizzo di olaparib in associazione a bevacizumab verso bevacizumab come monoterapia nel trattamento in prima linea di mantenimento per tutte le pazienti, indipendentemente dallo stato mutazionale o dall’esito di un precedente intervento chirurgico. I risultati mostrano che olaparib in combinazione con bevacizumab ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte del 41% e migliorato la PFS con una mediana di 22,1 mesi rispetto ai 16,6 mesi nelle pazienti trattate con bevacizumab da solo (HR 0,59; IC 95%: 0,49 – 0,72; p < 0,0001).  Il profilo di sicurezza e tollerabilità di olaparib in associazione a bevacizumab è risultato in linea con quanto mostrato in studi precedenti per ciascuno dei farmaci e senza alcun peggioramento della qualità di vita.  I risultati dello studio PAOLA-1 sono stati presentati nell’ambito del Presidential Symposium al Congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) 2019 a Barcellona.  La Prof.ssa Nicoletta Colombo, Professore Associato Ostetricia-Ginecologia Università Milano-Bicocca e Direttore Programma Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo Oncologia, ha commentato: “PAOLA-1 è il secondo studio di fase III positivo che ha coinvolto olaparib nel setting di mantenimento in prima linea del tumore ovarico avanzato. Un anno dopo la presentazione dei dati dello studio SOLO-1, questi risultati confermano l’efficacia di questo PARP inibitore nelle pazienti con mutazione BRCA e dimostrano un vantaggio significativo anche nelle pazienti che non presentano tale mutazione”. Il Prof. Sandro Pignata, Direttore reparto Uro-Ginecologico Istituto dei Tumori Pascale Napoli ha aggiunto: “Per le donne con tumore ovarico avanzato il rischio di recidiva è molto elevato. Nel 70% di loro la malattia tende a rimanifestarsi entro tre anni dalla diagnosi iniziale. Il fine del trattamento di mantenimento in prima linea per queste pazienti è proprio quello di ritardare quanto più possibile la recidiva. Nello studio PAOLA-1, i risultati con olaparib, aggiunto a bevacizumab, sono stati significativi e dimostrano la potenzialità di ridurre del 41% questo rischio. Lo studio rappresenta inoltre un esempio di collaborazione tra l’industria e l’accademia essendo stato condotto in partnership con i gruppi di studio MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies) e MANGO (Mario Negri Gynecologic Oncology group)”.  Lo studio ha incluso anche analisi di sottogruppo, comprendenti popolazioni con mutazione BRCA (BRCAm) e con più ampia deficienza di ricombinazione omologa (HRD). Nel sottogruppo BRCAm-positivo, olaparib aggiunto a bevacizumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte risultando in una PFS mediana di 37,2 mesi vs 21,7 mesi (HR 0,31; IC 95%: 0,20 – 0,47) e di 18,9 mesi vs 16 mesi nel sottogruppo che non mostrava mutazioni di BRCA (HR 0,71; IC 95%: 0,58 – 0,88). Nel sottogruppo HRD-positivo, che costituisce circa la metà delle donne con tumore ovarico avanzato di nuova diagnosi e include BRCAm, la PFS mediana con olaparib e bevacizumab è pari a 37,2 mesi vs 17,7 mesi con bevacizumab da solo (HR 0,33; IC 95%: 0,25 – 0,45). Nel sottogruppo HRD-positivo, non BRCAm, la PFS mediana è pari a 28,1 mesi con olaparib aggiunto a bevacizumab vs 16,6 mesi con bevacizumab da solo (HR 0,43; IC 95%: 0,28 – 0,66). Nel sottogruppo HRD-negativo/sconosciuto, la PFS mediana è pari a 16,9 mesi con olaparib aggiunto a bevacizumab vs 16 mesi con bevacizumab da solo (HR 0,92; IC 95%: 0,72 – 1,17).  Olaparib, che è stato sviluppato e commercializzato congiuntamente da AstraZeneca e MSD, è approvato per il trattamento del tumore ovarico avanzato e del carcinoma mammario metastatico ed è stato usato per trattare più di 25.000 pazienti in tutto il mondo. È l’unico inibitore PARP con studi di fase III positivi in quattro diversi tipi di tumore (ovaio, mammella, pancreas e prostata).

Lo studio PAOLA-1
PAOLA-1 è uno studio di fase III, in doppio cieco, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di olaparib in aggiunta a SoC, bevacizumab, vs bevacizumab da solo, come trattamento in prima linea di mantenimento in donne con tumore ovarico sieroso o endometrioide, delle tube di Falloppio o peritoneale, avanzato, in stadio FIGO III-IV di alto grado, che hanno mostrato risposta completa o parziale al trattamento in prima linea con chemioterapia contenente platino e bevacizumab.

PAOLA-1 è uno studio ENGOT (European Network of Gynaecological Oncological Trial groups), sponsorizzato da ARCAGY Research (Association de Recherche sur les CAncers dont GYnécologiques) per conto di GINECO (Groupe d’Investigateurs National des Etudes des Cancers Ovariens et du sein). ARCAGY-GINECO è un gruppo accademico specializzato in ricerca clinica e traslazionale in oncologia e membro del GCIG (Gynecologic Cancer InterGroup).