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Tumori: in Italia +20% di pazienti vivi dopo la diagnosi dal 2015

Roma, 22 dicembre 2020 – In Italia, aumenta in maniera costante il numero di pazienti che vivono dopo la diagnosi di tumore. Oggi sono circa 3,6 milioni, con un incremento del 20% rispetto al 2015 (erano 3 milioni). Non solo. Sono quasi 2,4 milioni le persone che vivono da più di 5 anni dalla scoperta del cancro, mentre nel 2015 non superavano 1,9 milioni. L’innovazione ha offerto un contributo decisivo al raggiungimento di questi risultati, anche grazie all’immuno-oncologia, un approccio che potenzia la risposta del sistema immunitario contro il cancro.

E, oggi, per tre neoplasie difficili da trattare in fase avanzata, come il tumore del polmone non a piccole cellule squamoso, del rene e del distretto testa-collo, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab, molecola anti PD-1 di MSD, riconoscendone l’innovatività.

“Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone in Italia – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Nel 2020, sono stimate 377mila nuove diagnosi di cancro nel nostro Paese, 1.030 al giorno. Un parametro molto importante è la sopravvivenza condizionata, che indica la probabilità di essere vivi a 5 anni, qualora si siano superati i primi 12 mesi dalla diagnosi. Oggi, se riferita a tutti i tumori, è pari al 78% nelle donne e al 73% degli uomini. L’impatto delle terapie innovative come l’immuno-oncologia su questi risultati è significativo, soprattutto perché consentono benefici a lungo termine”.

Pembrolizumab rappresenta la prima immunoterapia rimborsata da AIFA per il trattamento in prima linea del tumore del rene. L’agenzia regolatoria, in particolare, ha ratificato la rimborsabilità del regime di combinazione di pembrolizumab con una terapia mirata, axitinib (inibitore tirosin chinasico), nei pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico non trattati in precedenza.

Nel 2020, in Italia, sono stimati circa 13.500 nuovi casi di tumore del rene e nove forme su dieci sono a cellule renali. “In questa neoplasia – spiega Sergio Bracarda, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica e Traslazionale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni – la chemioterapia e la radioterapia si sono storicamente dimostrate poco efficaci. Il trattamento di elezione per la malattia localizzata è rappresentato dalla chirurgia, conservativa quando possibile. Oltre il 50% dei pazienti diagnosticati in fase precoce guarisce grazie all’intervento. Ma il 30% arriva alla diagnosi già in stadio avanzato e, in un terzo, la malattia può recidivare in forma metastatica dopo l’intervento chirurgico. Storicamente, i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato presentano tassi di sopravvivenza a 5 anni inferiori al 10%. Nello studio di fase 3 KEYNOTE-426, la combinazione di pembrolizumab con axitinib, indipendentemente dall’espressione di PDL-1, ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale riducendo del 32% il rischio di morte rispetto a sunitinib, l’attuale standard di cura. Siamo di fronte a un nuovo standard terapeutico per il trattamento in prima linea, che cambia la pratica clinica quotidiana”.

L’immunoterapia con pembrolizumab rivoluziona lo standard di cura in prima linea anche dei tumori della testa e del collo (faringe, laringe e cavo orale). Nel 2020 si stimano circa 9.900 nuove diagnosi nel nostro Paese.

AIFA ha approvato pembrolizumab, in monoterapia o in combinazione con chemioterapia (platino e 5-fluorouracile), per il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo metastatico o ricorrente non resecabile, i cui tumori esprimono PD-L1 con un CPS ≥ 1.

“Da oltre 10 anni – sottolinea Marco Benasso, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia della ASL2 Savonese – non vi erano novità importanti nel trattamento di questa patologia. Sono neoplasie invalidanti che spesso deturpano il viso, compromettendo l’identità della persona e le relazioni con gli altri. Nello studio di fase 3 KEYNOTE-048, pembrolizumab ha dimostrato un aumento statisticamente significativo della sopravvivenza globale rispetto al trattamento standard, sia in monoterapia che in combinazione con chemioterapia, nella quasi totalità dei gruppi analizzati. In particolare, nei pazienti in cui il tumore esprime un recettore che regola la risposta immunitaria (PD-L1), ovvero in circa l’85% dei casi, la probabilità di sopravvivenza a 4 anni è circa 3-5 volte superiore, a seconda se si impiega il pembrolizumab da solo o in associazione alla chemioterapia, rispetto a quello che si è ottenuto fino ad oggi con la terapia standard. Sono questi i pazienti ai quali ora in Italia è possibile prescrivere pembrolizumab da solo o in combinazione. Inoltre l’impiego del farmaco in monoterapia, grazie alla sua tollerabilità, potrà essere offerto anche ai quei pazienti più fragili che non sono in grado di sopportare una chemioterapia”.

Nel 2020, in Italia, sono stimate circa 41mila nuove diagnosi di tumore del polmone. Circa l’85% dei casi è costituito dalla forma non a piccole cellule, di cui il 25% è ad istologia squamosa. È proprio in quest’ultima istologia che AIFA ha approvato pembrolizumab in combinazione con chemioterapia (carboplatino e paclitaxel/nabpaclitaxel) per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico squamoso per i pazienti con espressione di PD-L1 <50%.

L’approvazione da parte di AIFA di questa ulteriore indicazione di pembrolizumab, nel tumore del polmone non a piccole cellule, ha portato a tre le indicazioni approvate in prima linea nel trattamento di questa patologia.

“Grazie ai risultati dello studio KEYNOTE-407 – afferma Silvia Novello, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino e Responsabile Oncologia Polmonare all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano – oggi questi pazienti hanno una nuova opzione terapeutica. In questo studio, che ha coinvolto oltre 550 pazienti, pembrolizumab in combinazione con chemioterapia ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte del 36% rispetto alla sola chemioterapia e migliorando anche la sopravvivenza libera da progressione di malattia, con una riduzione del rischio di progressione o morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia. L’approvazione da parte di AIFA di questa ulteriore indicazione di pembrolizumab nel tumore del polmone non a piccole cellule ha permesso di ampliare la popolazione di pazienti candidabili ad un trattamento immunochemioterapico in prima linea, includendo sia la forma squamosa che quella non squamosa e portando a tre le indicazioni approvate nel trattamento di prima linea di questa patologia”.

A dicembre 2019, infatti, AIFA, aveva già approvato la combinazione di pembrolizumab con chemioterapia per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non squamoso in assenza di mutazioni di EGFR o traslocazione di ALK, con rimborsabilità nei pazienti con espressione di PD-L1 <50%. A maggio 2017, pembrolizumab in monoterapia era stato approvato da AIFA per il trattamento in prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico che presentano un’iperespressione di PD-L1 (superiore o uguale al 50%).

“Queste nuove approvazioni di AIFA in tre diverse tipologie di tumore – conclude Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia – si aggiungono alle sette indicazioni di pembrolizumab già rimborsate in Italia, portando a dieci le indicazioni disponibili, in sei diverse neoplasie, accompagnate dal riconoscimento di innovatività che oggi, in oncologia, è riservato a pochissime opzioni di trattamento e solo a quelle molecole che si distinguono per la capacità di soddisfare, in maniera significativa, importanti bisogni terapeutici, primo fra tutti l’aumento della sopravvivenza. Con più di 1.300 studi clinici attivi nel mondo in oltre 30 tipi di tumori, questa molecola dimostra il grande valore della nostra ricerca e innovazione che, negli anni, ha regalato ‘più domani’ e continuerà a dare più speranza di vita a migliaia di pazienti. MSD è un’azienda ‘science-driven’ che fa della Ricerca e dello Sviluppo la sua vocazione per poter fornire innovazioni terapeutiche in grado di dare nuove prospettive e speranza di vita ai pazienti e a chi li assiste. Un impegno che non si esaurisce nella volontà di rendere disponibili farmaci e vaccini che possano contribuire al bisogno di salute pubblica, ma che ci vede in prima linea anche in attività di informazione e di prevenzione, grazie alle tante campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione che da moltissimi anni promuoviamo e sosteniamo in collaborazione con le più autorevoli Società Scientifiche italiane e Associazioni di Pazienti”.